Rapporto 2025
Assicurati attivi: 3’065
Beneficiari di rendita: 1’636
Somma di bilancio: 935.2 mio
Grado di copertura: 101.6%
Il contesto economico e finanziario nel quale operano oggi gli investitori istituzionali è caratterizzato da una fase di trasformazione strutturale che segna il passaggio verso un nuovo paradigma. Il 2025 può essere considerato un anno di svolta: non tanto per eventi isolati o shock improvvisi, quanto per la convergenza di dinamiche di lungo periodo che stanno ridefinendo il rapporto tra crescita economica, innovazione tecnologica, sostenibilità e governance.
Per comprendere le implicazioni per la gestione previdenziale, è utile osservare quattro megatrend che probabilmente influenzeranno l’intero decennio a venire e che richiedono un adattamento progressivo delle strategie di investimento, delle metodologie di gestione del rischio e delle pratiche di governance.
Il primo riguarda la crescente centralità dell’intelligenza artificiale e della digitalizzazione avanzata come motori della produttività e della competitività economica. Le analisi macroeconomiche indicano che anche miglioramenti relativamente moderati nell’adozione dell’AI potrebbero generare incrementi significativi della produttività totale dei fattori nel medio periodo, influenzando l’allocazione del capitale, la struttura dei mercati e le prospettive di rendimento degli attivi finanziari. Per gli investitori di lungo termine questo implica una maggiore dispersione dei risultati tra settori e imprese, nonché una crescente rilevanza delle infrastrutture tecnologiche, dell’energia e dei mezzi di gestione dei dati come elemento strategico di creazione di valore.
Il secondo megatrend è rappresentato dalla riemersione del rischio geopolitico e dalla progressiva frammentazione dell’economia globale. La fase di globalizzazione lineare che ha caratterizzato i decenni precedenti lascia spazio a modelli più regionalizzati, caratterizzati da politiche industriali attive, strategie di nearshoring e maggiore intervento pubblico nei settori strategici. Questo scenario aumenta la complessità per gli investitori istituzionali, che, nella costruzione dei propri portafogli, devono considerare con maggiore attenzione le dimensioni politiche, regolatorie e di sicurezza economica.
Un terzo elemento strutturale è la maturazione del paradigma ESG e della finanza sostenibile. Dopo una fase iniziale di rapida espansione, il 2025 ha segnato il passaggio verso un approccio più selettivo e orientato alla materialità economica. L’evoluzione normativa, in particolare in Europa, punta a standardizzare la disclosure e a integrare le informazioni sulla sostenibilità nei processi decisionali finanziari. Allo stesso tempo, la crescente eterogeneità regolatoria tra diverse aree geografiche introduce complessità operative e richiede un’attenzione più sofisticata alla comparabilità dei dati e alla gestione dei rischi di transizione.
In questo contesto, la sostenibilità non rappresenta più soltanto una dimensione reputazionale o etica, ma diventa sempre più un elemento strutturale della governance aziendale. Il recente Global Corporate Sustainability Report dell’OCSE evidenzia come le imprese stiano progressivamente integrando gli aspetti ambientali, sociali e di governance nelle responsabilità dei consigli di amministrazione, nei sistemi di disclosure e nel dialogo con gli stakeholder. Per la CPdL, questo implica un rafforzamento dell’analisi qualitativa e della stewardship attiva come strumenti per proteggere il valore nel lungo periodo.
Il quarto megatrend riguarda la dimensione sociale e demografica, spesso sottovalutata ma cruciale per la sostenibilità dei sistemi pensionistici. L’invecchiamento della popolazione, la trasformazione del mercato del lavoro e la diffusione di modelli occupazionali più flessibili modificano profondamente le dinamiche di risparmio, consumo e crescita economica. Allo stesso tempo, la transizione tecnologica e digitale richiede investimenti crescenti nel capitale umano e nella formazione continua, elementi che influenzano direttamente la produttività e quindi la sostenibilità finanziaria dei sistemi previdenziali nel lungo termine.
L’intersezione tra questi megatrend ha portato la CPdL a dover rafforzare la propria capacità di valutare rischi complessi e opportunità emergenti. L’orizzonte temporale di lungo periodo che caratterizza gli investitori istituzionali rappresenta, in questo contesto, un vantaggio competitivo significativo: consente di adottare una prospettiva strategica capace di integrare le trasformazioni strutturali senza reagire in modo eccessivamente pro-ciclico alle fluttuazioni di breve termine.
Nell’ambito di questo rafforzamento, la CPdL ha potuto raggiungere un grado di copertura del 101.6% pur garantendo una remunerazione dell’avere di vecchiaia superiore a quella prevista dal Consiglio federale. Con una performance sugli attivi del 4.6%, la CPdL ha cercato di mantenere un equilibrio tra rischio e rendimento che le permettesse di raggiungere il proprio obiettivo in termini di copertura degli impegni in anticipo rispetto al piano di finanziamento.
Rapporto 2025

